Isola è
domenica, 19 maggio 2013
Non perché tutt’attorno ci sia il mare che ti senti isola. Non solo per quello.
Isola è, silenzio. Solitudine. Assenza.
Vorresti montagne oltre l’orizzonte, vorresti scorgerne la cima, almeno da uno dei versanti.
Isola è, lontananza. Incontaminazione. Separazione.
Lembo di terra affogato. Che prova ad emergere.
Isola è, voci inascoltate. Voglia di insistere. Di rimanere, a volte di andare.
Il vento, sbuffa costantemente da qualunque lato. Comunque ti metta, il suo sospingerti quotidiano con forza, ti rende più tenace, ostinato.
Isola è, arrangiarsi. Colmare i vuoti. Adattarsi.
Ciò che occorre nel teatro, nello sport, nella vita
giovedì, 16 maggio 2013
Fare teatro.
Teatro è l’interazione tra discipline differenti che si fondono e si completano l’un l’altra nell’esecuzione di un evento spettacolare dal vivo.
Un po’ come nello sport. Si, perché nelle discipline sportive, per esempio nel rugby, ogni elemento della squadra ha delle caratteristiche peculiari che mette a disposizione dei compagni per far sì che si realizzi l’obiettivo principale: lo spettacolo dal vivo, la partita. Poi lo spettacolo può rivelarsi un successo, e la partita così come la rappresentazione teatrale, grazie al proficuo contributo di tutti i giocatori, può determinarsi in una vittoria. Una vittoria cercata con l’impegno, la costanza, la determinazione di tutta la squadra.
Gli uomini che piangono
sabato, 11 maggio 2013
Far finta di niente, non è facile. Quando ti prende alla gola, quel nodo. All’inizio o alla fine di un partita. Che sia una vittoria o una sconfitta. Che sia sul campo da rugby o chissà dove. L’emozione, scherza fortemente e ti sorprende. E cerchi non si sa bene cosa con lo sguardo, imbrogliando gli occhi con le mani, sperando non si noti troppo che son lucidi.
Cos’è il rugby a Capoterra
mercoledì, 1 maggio 2013
Quel muro c’è sempre. Oramai nascosto tra le case. Dove prima c’erano vigne e serre di pomodori. Una fermata del bus è proprio lì. Lo spiazzo e la strada erano il campo. C’è una frase scritta in grande, su quel muro. Che oggi non si vede più. Una frase che il tempo ha reso invisibile. Mischiandone le parole alla calce, al vento e alla pioggia. Una frase che, chi vuole, legge comunque. Che se capita di passare lì davanti, ti fa rammentare quelle partite polverose, quel campo duro di terra e pietre, quei ragazzini assolati e quelle vivaci maglie giallorosse.
In quella frase c’è scritto: “ma ti rendi conto che qui si gioca a rugby”.
A testa in su
giovedì, 25 aprile 2013
Poi ti ritrovi. Mentre cercavi. Distrattamente tra i libri. Non sai bene cosa. A sfogliare un vecchio album. Quasi per caso. Il cui dorso consunto. Spuntava da anni. Da un lato della libreria.
Un vecchio album. Di quelli che non se ne trovano quasi più in giro. Quelli di quando ancora le foto erano solo di carta. Copertina rigida. Fogli interni in cartoncino. Gli angolini adesivi. Per bloccarle bene. Quelle foto. Lì. Per sempre.
E la palla rimbalza. Strana.
sabato, 13 aprile 2013
Era soprattutto grande amico di mio cognato. Si conoscevano da un pezzo. Così come capita a tanti, si erano conosciuti sul campo. A rincorrere ragazzini. A metterli in fila. Per gli esercizi di allenamento, prima. Per la pasta al sugo, dopo. Ad insegnare le regole, del gioco, prima, della vita, anche.
Se fossi ragazzino
domenica, 7 aprile 2013
Se fossi ragazzino oggi andrei a giocare.
Appuntamento al campo. Almeno un’ora prima dell’inizio della partita. Di solito noi ragazzi giochiamo la mattina. Il pomeriggio è per quelli più grandi. La cosiddetta “prima squadra”. Quella per la quale vanno destinati gli sforzi maggiori. Non che per noi non se ne facciano, però a volte ci sembra che potremmo avere un pochino di maggiore considerazione.



