Noceto … il rugby … gli amici …

domenica, 2 giugno 2013

 

Quando il campo era un prato e due garage in lamiera gli spogliatoi e chi veniva a giocare si cambiava al buio, senza luce, senza doccia, praticamente senza niente.
Quando la lampadina degli spogliatoi era alimentata, si fa per dire,  con il motore a scoppio di un vecchia motosega che a forza di tirare la cordicella dopo innumerevoli, estenuanti,  tentativi, finalmente, sbuffando, metteva in moto una vecchia dinamo.
Quando i giocatori venivano ceduti e scambiati a volte con forme di formaggio o altre con una muta di maglie.

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Cosa rimarrà di questo mite novembre

lunedì, 26 novembre 2012

 

Brescia. Roma. Firenze.
Tonga. All Blacks. Australia.
Polenta ai porcini. Cicoria strascicata, broccoli al peperoncino. Ribollita e tagliolini al tartufo.
Trolley. Aereo. A volte bus altre l’auto.
Quasi non si fa a tempo a rientrare che già si riparte.
E splendida è la sera passeggiando lungo l’Arno. Passando prima a salutare Pablo a Palazzo Reale, Renato al Vittoriano e poi Dante a casa sua.
Con la scusa del rugby.

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Veneti e rugby

martedì, 1 maggio 2012


Capita di trovarsi a cena a casa di una cara amica. In ottima compagnia. Racconti. Di rugby. Di corse in auto. Di valigie lasciate sole in stazione. Al centro della sala d’attesa. Aspettando ci si ricordi di ripassare prima o poi a ritirarle.

Di telefonate alle tre del mattino. Di botte da orbi e fragole a colazione. Dopo una notte senza chiudere occhio. Dopo partite memorabili. Di quando passavi la palla all’indietro e sicuramente, a riceverla, ci trovavi un amico.

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La cantina di Gabriele

sabato, 26 febbraio 2011

 

Tarda mattinata di una giornata di insolito sole a Milano. Mi accompagna un amico. Cerco a lungo un parcheggio, poi dopo una dozzina di giri di isolato infilo l’auto tra altre due, parallela al marciapiede.

L’insegna gialla e la serranda a metà: mezza chiusa, o mezza aperta. Dipende: se ti occorre riparare le luci dell’auto a quell’ora è sicuramente mezza chiusa. Se invece hai bisogno di ritrovarti tra vecchi amici che amici già sono anche se ancora non li conosci, allora quella serranda è mezza aperta.

Entro e sento chiamarmi da giù, verso il basso. Seguo la voce sino ad una scaletta ripida – Stai attento alla testa – malgrado l’avvertimento, scendendo quasi tocco il soffitto spiovente della scala.

Mi ritrovo chiacchierando e mangiando olive, formaggio, insalata russa spalmata su tocchetti di pane e vino bianco. Ma è solo l’antipasto. Cabrio, Gabriele Cabrio, lui fa l’elettrauto per campare  ma è rugbista per se stesso e cuoco e filosofo per gli amici. C’è l’Ottavio, l’Architetto, il Gabbiano e le sue partite del ’50 in nazionale, Cabrio tira fuori un libro del Tognetti e mi fa vedere le foto del  Zanchi, il Gabbiano, con la maglia azzurra. C’è poi il Michè che da poco è tornato da Santo Domingo, dice che è dimagrito malgrado la  pancia pare viva di vita propria.

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Londra e te

sabato, 17 luglio 2010

 

Il vecchio pub, l’odore della moquette, le poltroncine color porpora scuro, sui tavolini il riflesso della luce che proviene dal lucernario ottagonale al centro della saletta, in sottofondo, il brusio anglosassone che si confonde con il rumore del movimento delle pale di un vecchio ventilatore appeso al soffitto.

Londra e te.

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