La maglia
lunedì, 29 agosto 2011
Appesa ad asciugare. Tra le altre.
Si muove leggera. Dondolandosi nel vento.
A bande larghe. Alte quanto un palmo. Di una mano di ragazzino. Due colori. Si alternano. L’uno all’altro. Orizzontali. Paralleli alla terra.
Il colore sbiadito. Scolorito. Invecchiato. Lo si intuisce.
Eppure quella maglia è bella. La più bella.
Anche se il tempo e gli infiniti lavaggi hanno tentato di indebolirla.
Senza riuscirci.
Cotone. Duro. Come pelle.
Un giorno a Torregrande
lunedì, 8 agosto 2011
Questa volta ciò che divide il fazzoletto di spiaggia dal resto della terra è una striscia di pvc bianca e rossa.
Di quelle per delimitare i lavori in corso.
Che ad ogni uscita laterale si spezza e bisogna legarla, stirandola sempre di più.
Sino ad aggiungere un ulteriore nodo.
Anche perché ad ogni uscita laterale con la palla, rotolano, arrotolati uno all’altro, anche i contendenti. Infilandosi tra la striscia in pvc e la sabbia.
Ragazzi. E ragazze. Che giocano sull’arenile. A rugby.
Noi del beach
domenica, 17 luglio 2011
Beach rugby. Due vocaboli inglesi. Beach? Spiaggia! Rugby? Rugby!
Già! La seconda non si traduce. La seconda, oltre ad essere una cittadina britannica della contea di Warwickshire, è la parola che si utilizza universalmente per definire quello sport dove, così può apparire a prima vista ad un profano, ci si abbraccia tra compagni e avversari nel tentativo di impadronirsi di una strana, curiosa, palla ovale.
Quello sport che si gioca in campi fangosi, terreni erbosi, sintetici. E in estate per non smarrire l’abitudine, si gioca in spiaggia.
Ed ecco, beach, appunto.
Rugby, Nuoro, una festa!
lunedì, 27 giugno 2011
Dovete sapere che a Nuoro c’è un gruppo di amici che ogni anno per ricordare uno di loro che non c’è più, organizza una festa. Una di quelle che chiamano “memorial”.
E anche questa volta la festa c’è stata, ed è riuscita bene.
Campo Coni. Caldo. Come sempre il ventisei giugno. Io arrivo la domenica ma la festa c’è già dal giorno prima. La sera precedente mi raccontano poi, grande concerto all’Anfiteatro. Lì. Vicino al campo. A concludere la prima giornata in ricordo di Pierpaolo.
Due sono loro
lunedì, 23 maggio 2011
Riporranno nelle valige, tra le loro cose, un pezzo di questa storia. Per portarsela dietro.
Anche se in due luoghi diversi, avranno entrambi parecchi ricordi comuni.
Quasi gli stessi volti nei sogni, di quasi gli stessi amici.
Ripensando a questa terra, e sarà difficile che non capiti di farlo, torneranno alla mente il sapore di fango e il profumo di mirto.
I pomeriggi passati al campo tra allenamenti, fatica, flessioni, giri di campo, schemi, ragazzi, urla e una manciata di sogni. 
Via del campo
venerdì, 29 aprile 2011
Una strada. Come le altre. Stessa larghezza. Doppio senso di marcia. Auto che salgono in una direzione e scendono nell’altra o viceversa.
In entrambi i lati, il marciapiede di piastrelle di cemento grigio.
Una scuola sulla sinistra e l’ufficio postale dall’altra, appena più in basso. Alcune case e alberi di buganvillea.
Un percorso. Da casa al campo. Stessa ora. Stessi giorni. Ogni settimana. Per mesi. Da tanto tempo.
Da quando, la prima volta, ti convinse a seguirlo tuo fratello più grande. E quasi non volevi andarci.
Quel pomeriggio, rimanesti ad osservare. Seduto sull’erba. Senza distrarti.
Alla prima palla fuori, ti alzasti subito in piedi e corresti veloce a raccoglierla, sentendo tra le mani nell’afferrarla, la consistenza, le cuciture, il sudore del cuoio e il desiderio di provare a lanciarla che dopo un istante, si realizzò in un passaggio sbilenco, verso il gruppo di ragazzi in attesa.
Il rimbalzo mancato
martedì, 22 febbraio 2011
Accendemmo il fuoco quella sera.
La sabbia nelle scarpe, nelle tasche, nelle nostre storie.
Parlavamo avvolti negli asciugamani ancora umidi di mare. La luce del nostro piccolo falò, illuminava appena la corsa dei ragazzini che ancora correvano dietro a quel filo in continuo movimento che separava l’acqua dalla spiaggia.
E nella scia di quella piacevole corsa mi sarei volentieri infilato, io e sicuramente anche i miei due amici.
La palla affogando e riaffiorando nella schiuma leggera che si forma dove l’onda termina il suo cammino, rimbalzando storta, così come sempre storta rimbalza, imprudentemente si avviò a tuffarsi verso il fuoco.
Una manata e la lanciai lontana salvandola dalla certa immersione bruciante.
L’episodio interruppe i nostri discorsi e tutti e tre ci girammo verso quella palla bianca che semplice, silenziosa, dopo il volo, vari rimbalzi e un ultimo, lento capitombolo si fermò a dieci centimetri dall’acqua, sfiorando il bordo del mare.



